martedì 28 ottobre 2014

Ti amo

Una mia collega di lavoro, oggi, mi ha confessato di aver detto Ti amo al ragazzo con cui sta insieme da circa una settimana. E questo mi ha portato ad una riflessione.
Ci sono persone bisognose di due parole, da dire e ricevere, non importa chi abbiano davanti. Altre che rispettano l'aulicità della parola e che la tengono rinchiusa per periodi lunghissimi, altri che manco ci hanno mai pensato. Coppie sposate da anni che si amano ma non hanno nemmeno il bisogno di dirselo.
Forse è così che dovrebbe essere. Se io sentissi che mi ami non sentirei il bisogno di una conferma, nè di quelle parole. Io mi considero molto conservatore riguardo tutto ciò, il ti amo lo dissi  ad una sola persona, credo dopo un anno o due e tutt'oggi mi chiedo ancora se fosse stata una scelta giusta, o ricambiata, ma non importa. Importa il fatto che queste due parole condizionino la vita di 8 coppie su 10.
Cos'è, quindi, il ti amo?
Parola universalmente accettata, lo si può dire in ogni lingua umana esistente, indica un affetto profondissimo verso un'altro individuo. E perché è così importante, perchè c'è nata questa cultura, questo tabù? Il tutto sia nato, credo, dai primi scrittori romantici, che hanno voluto esasperare un sentimento sì forte, ma scritto come fosse quasi divino. E quindi, a ruota, stiamo tutti a cercare quella spiritualità e quell'affinità, che nei libri e nei film si racconta.
Noi vogliamo la storia d'amore da film, quella romantica e senza problemi, quella del felici e contenti. Molti si paragonano per esempio a Romeo e Giulietta, e tanti altri vorrebbero una storia simile alla loro, non ricordando, forse, che entrambi perirono vedendo l'amato in quello che sembrava essere a tutti gli effetti l'eterno sonno.
Molti sono solo innamorati dell'idea dell'amore, altri pensano di provarlo quando a tutti gli effetti potrebbe essere solo un gran bene, altri si perdono nel cercarlo.
Noto proprio in tutto quello che mi circonda un cercare di appesantire una cosa che, per definizione, dovrebbe essere leggera e farti star sereno con te stesso.
Svegliatevi... non abbiamo bisogno di tutto questo.

venerdì 1 agosto 2014

Il gioco che non vinco mai

Com'è che bisogna comportarsi quando ci piace qualcuno? Semplicemente, non ci si dovrebbe pensare. Consideralo, dagli importanza ma non troppo, non stargli attaccato, non farlo sentire oppresso ma neanche non presente. Devi farlo sentire importante ma non troppo. Queste riflessioni mi vengono, forse, dal fatto che mi rendo conto che non riesco a innescare quello scalino, quel meccanismo che fa andare le cose nel modo giusto. Ed effettivamente se anch'io che seguo questi consigli ne sto parlando, forse non sono nemmeno tanto funzionali. L'ho già detto che voglio il manuale d'istruzioni per vivere? Oh già, l'ho già detto. La verità è che se le cose devono scattare, devono fare lo scalino decisivo, lo fanno da sole e non c'è nulla che uno di noi possa fare per farlo andare diversamente.
Farò un esempio, per farvi capire le mie situazioni tipo: scrivo ad un ragazzo, A, che sembra carino ed interessante. Nel frattempo mi scrive B, un ragazzo che sembra dolce e con cui attacco discorso. C'è un amico, intanto, che sembra avere una cotta per te ma non ne sei certo e si chiama C. Nel frattempo ti incontri con D, perché ti ha chiesto di prendere solo un caffè e non c'è nulla di male in questo. Ma tu sei sempre stato preso da un ragazzo che non ti si caga di striscio, E, con il quale hai provato a dialogare ma non c'è stato nulla da fare. Si può dire quasi che hai l'imbarazzo della scelta. Ma poi ti incontri con uno di questi ragazzi, ti piace, e poi?
Mettiamo il caso rispondesse A, a te piace A e inizi a sentirti con lui. Sembra ci sia interesse reciproco ma non ne sei sicuro. Nel frattempo B ti chiede perché ancora non vi siete visti, e tu non hai voglia, per quanto sia dolce B, di uscire con due persone nello stesso periodo. C ti chiede di uscire, è un amico e ci esci ugualmente, ma poi si dichiara, e che fai? Gli dici che ti stai frequentando con un ragazzo, per quanto effettivamente non sia vero, però ti ha dato una buona impressione e non vuoi mischiare le carte in tavola. E via dicendo. Poi A sparisce, come l'80% delle persone nell'ambiente gay, senza alcun motivo. E ricominci con l'alfabeto, stavolta escludendo la A. Un po' come si faceva giocando a nomi cose e città.
Però ogni tanto, in questo gioco, mi piacerebbe vincere... anche solo per vedere cosa si prova.

Giocattolo difettoso

C'era una volta un giocattolo, che aveva un cervello, un istinto, uno spirito e una coscienza.


Una stipula, un patto,                                                        Tienimi, questo sono io
fra noi soltanto,                                                                 mi offro a te così come sono
una scelta comune,                                                            il tuo corpo giace davanti a me
quasi contratto,                                                                 e sento di non poter sbagliare
senza verbo ne inchiostro-                                            

Non ne abbiamo bisogno,                                                 Perdona la mia inesperienza,
è naturale, idilliaco,                                                           sono un principiante, un insicuro.
so cosa vuoi,                                                                    Però non andartene per questo,
sai cosa voglio,                                                                 posso offrirti tanto altro.
e tanto basta-

Adesso tienimi,                                                                 Istruiscimi, insegnami,
fammi tuo, come vuoi,                                                       lasciami andare talvolta
mi abbandono,                                                                 sappi che tornerò ogni qualvolta
il tuo piacere sarà il mio                                                    avrai bisogno tu.
e viceversa.


Stupidi giocattoli difettosi.

Non scucimme 'rcazzo

Famme capì, se non te sto bene dillo
de certo non se po annà avanti così
il concetto che stavi a dì, poi pure finillo
voglio proprio sapè che c'hai da dì

Me dici che m'accollo, ma poi t'accolli te
te lamenti che non te cerco, ma tieni er silenzioso
te devi da regolà, non so io che non sto bene con me
pure te 'nsei mica perfetto, fa poco o schizzinoso

Se non te vado bene dillo e basta, 'nce girà intorno
me prendi da parte a me dici Me fai schifo pe questo e questo
e io te capisco, magari me modero pure un giorno
ce posso provà sai, non m'è un grande costo

Eppur ti dirò, che se me stai te sul cazzo
io to'o dico pure subito, pe chiarì e cose,
e se non te piace come va tutto l'andazzo,
quella è la strada, non scucimme 'rcazzo


Dedico una canzone a tutte le persone a cui ho voluto bene in modo particolare.
Nello specifico e cronologico:
Ocky: Say something, Pentatonix

Diego: The Hills, Marketa Irglova

Gigi: Per sempre e poi basta, Renzo Rubino

Convintissimo che nessuno mi legga più, presto chiuderò il blog.

mercoledì 9 aprile 2014

L'uomo ideale

Un uomo colto, fine, grammarnazi
di bell'aspetto e dal volto barbuto
attento e rispettoso dei miei spazi
divertente, profondo, molto arguto

che non sia mai monotono ma spazi
da temi frivoli fino all'assoluto
e da amante focoso non si sazi
di un solo orgasmo pur se è già venuto,

ma questo non ne faccia un traditore
e per saziarsi voglia me soltanto.
Ami il piacere, non fugga il dolore

coltivi l'ironia e il disincanto
e sappia accontentarsi del mio amore
ed io del suo saprò fare altrettanto.

Sonetto scritto da Eroe Semantico

domenica 6 aprile 2014

Epilogo di Alisia Senkrad, la tiranna

Pioggia incessante su un letto di guerra. Ovunque sangue e fanghiglia, e morte. Sputò del sangue che aveva in gola, prese la prima spada che raccimolò a terra e la puntò al suo nemico: -Mi riprenderò ciò che è mio come diritto di nascita!-
Il conte ghignò: - Ma non vedi come sei ridotta? Stai a pezzi! Sei solo una schifosa mezzosangue, devi solo ringraziare che non ti abbia ucciso con le mie stesse mani... avrei solo dovuto buttarti dalla rupe, come ho fatto con tutti i tuoi fratellini.-
Una rincorsa, fango misto a sangue e sudore zampillano sotto i piedi della vendicatrice, ormai in stato di pieno berserker. Uno slancio verso suo padre, spada tesa, occhi negli occhi. Il conte Theziir li guardò e per un attimo vide quella che a tutti gli effetti era sua figlia, la prima, quella che accantonò con più sforzo e che non riuscì ad uccidere lui stesso. Si specchiò in quello sguardo felino e ne vide la sua testa, mozzata di netto, nel fango. I pochi secondi di coscienza seguenti videro Alisia completamente zuppa di sangue infierire sul suo corpo privo di ogni coscienza, ormai.
Alisia guardò il suo operato, sorridendo compiaciuta. I suoi capelli corvini e diramati per tutta la schiena puzzavano di carne e di ossa frantumate, e di gesta eroicamente crudeli. Si girò verso quello che a tutti gli effetti era il suo passato, e ne vide tutti i suoi seguaci morti per la sua causa. Strinse la lettera della madre adottiva, che era anche l'unica che conosceva, pensando tra se e se di aver compiuto la missione che anche essa avrebbe voluto onorare. Spada alla mano, si diresse verso il castello dell'arcimarchese. O capirà che Alisia è effettivamente degna del posto di contessa, o morirà nell'accettarlo.

giovedì 13 febbraio 2014

L'isola dei giocattoli difettosi

Le porte della notte si erano aperte da poco. In cuor mio sapevo di non doverci sperare più di tanto, ma lo feci ugualmente. Per quello mi ritrovai per la strada, con un ritmo pop qualsiasi alle orecchie a farmi compagnia (falsa compagnia, serviva solo a farmi avere un passo veloce), la brezza gelida che penetrava attraverso il colletto sbottonato della camicia. Mi sentivo così piccolo, alle 4 di notte in giro per Roma, da solo. Eppure è stata una delle mie esperienze più belle della mia vita.
Il freddo diventò ancora più pungente quando iniziò a piovere, in testa solo il suo rifiuto, ed il pensiero di chi avevo perso. Non sentii le gambe stanche, ne tanto la musica. Sentivo freddo ovunque. Il fegato si comprimeva a mo' di pugno, e premeva sullo stomaco, sembrava stessero facendo a botte. Poi un batticuore improvviso, il mal di stomaco non era opera del rifiuto, ma della serata e dei miei pensieri che si accoppiavano confusamente nella mia testa. I locali non sono ciò che di più accogliente esiste al mondo, diciamolo, e devi avere stomaco per entrare in certe dinamiche. In tutta la serata ero circondato da falsi miti quali il rilassamento muscolare, l'apertura dei pori ed il benessere della pelle e della persona.
Invece ero sull'isola dei giocattoli difettosi. Ce n'erano che vagavano senza meta, alcuni cercavano un padroncino, altri erano giocattoli che volevano giocare con altri giocattoli. Giocattoli vuoti, usati, senza aspettative, col biglietto d'ingresso per entrare sull'isola che li farà sentire soltanto più soli. Essere vuoti insieme non significa riempirsi, significa sciacallare quanto di più buono c'è nel prossimo e farlo tuo, svuotare le poche briciole rimaste di un contenitore già vuoto, di un tesoro già saccheggiato.
Omologati tutti, da una chiave appesa al collo o al braccio, il nostro numero di riconoscimento, la nostra via di fuga per tornare alla vita vera. Quella in cui sei in costume e devi recitare la parte di essere pensante e acculturato, il tipo di persona con dei principi che non farebbe mai determinate cose.
E di nuovo vorrei accontentarmi di manichini vuoti, di corpi senza volto e senza nome, per sentirmi almeno qualche volta compreso da qualcuno che sarà solo più vuoto di me.
Arrivato a Termini entrai nel treno che mi avrebbe riportato a casa, era completamente al buio e solo i fari esterni illuminavano i sedili che sembravano i posti più comodi e puliti dell'universo. La musica alle orecchie non mi fece rendere conto di quanto anche lì fossi solo, mi addormentai e svegliai di continuo con l'ansia che qualcuno avesse potuto farli del male, a quell'ora della notte, da solo in un treno completamente buio. La certezza di tornare a casa alle sei del mattino non mi rincuorava più di tanto, avrei preferito dormire su una panchina che tornare a casa a quell'ora e cercare di inventare una storia credibile e plausibile sul perché fossi tornato a casa ad un orario tanto indecente. Però, per quanto quella solitudine faceva male, per quanto mi spaventasse, mi ci cullavo comunque e ne posavo sopra tutte le mie considerazioni della serata, e la tristezza che ne derivava. Tutto quel senso di inadeguatezza non lo sentii addosso, perché lo appoggiai sopra a tutta la situazione che si era creata, all'ansia e inquietudine della notte, che erano problemi decisamente più grandi di quello che mi succedeva dentro.
Come quando ti rompi un dito per non sentire la gamba spezzata. Il dolore più grande usato come culla per i dolori più piccoli, ed il completo spegnimento di emozioni e dell'individuo stesso per un'oretta o due, fecero sì che quella sera fu in contemporanea la serata più sola e più bella della mia vita.

martedì 11 febbraio 2014

Voglio non volere una coscienza

Puntuale come un orologio eccomi qui, ogni tanto torno. Cosa ho imparato oggi? Non amare troppo, non sperarci troppo, non crederci troppo, poiché quel troppo un giorno farà troppo male. Sono sempre frettoloso e corro sempre verso la direzione sbagliata. Mi fermo un po'.Si può andare avanti anche da fermi.
Ho conosciuto un sacco di persone in questo periodo, certe splendide e certe mediocri, pochi stronzi. So fortunello. E' passato un anno ormai e ho fame di cuore.
Non voglio persone troppo razionali, neanche troppo emotive. Di emotivo basto io, di razionale ho ben poco. Non voglio persone grandi, ne piccole, il divario generazionale non mi spaventa, le pretese caratteriali e ruolistiche sì. Non voglio persone che non sanno relazionarsi con gli altri, ma neanche gli esperti psicologi de sta minchia. Uno si preoccuperà troppo dei suoi atteggiamenti, credendo di sbagliare, l'altro analizzerà troppo i tuoi, facendoti sentire in perenne scacco.
Non voglio persone credo.
Pretendere relazioni con esseri diversi da noi è un vizio. Il sesso mi fa schifo. Intorno a me vedo solo manichini, mossi da istinti animaleschi o da grandi sogni che pensano di avere, non avendone davvero. Lo pretendono soltanto. Vedo persone che sprecano la propria vita rincorrendo passatempi, e che si sentono soddisfatti da qualche rapporto umano a cadenza settimanale. Ogni tanto mi vedo anch'io.
Ho voglia di vomitare tutto lo schifo che questi occhi hanno visto, che la mia mente ha partorito, e specchiarmi in quella lurida pozzanghera piena di promesse vuote e paranoie infondate, di pregiudizi stupidi e cliché alienizzanti.
In questo momento ho solo voglia di dormire e di non svegliarmi più, di vivere in un mondo che non ha pretese verso di me, di vivere in un mondo in cui io in prima persona non ho pretese sul mondo, dove non ci sono regole né imposizioni di alcun tipo. Voglio rinascere carne da macello, e raggiungere i miei obiettivi senza sforzi.
Voglio apparecchiare la mia mente per qualcosa di nuovo. Non voglio vivere, ma respirare senza ansie. Voglio il manuale d'istruzioni del mio marchio di fabbrica. Voglio le percentuali dei miei fabbisogni, voglio non dovermi sforzare per capire di cosa ho bisogno.
Vorrei essere stupido, semplice, vivere di soli bisogni, istinti, e non di coscienza.

domenica 2 febbraio 2014

The Hill

Walking up the hill tonight
and you have closed your eyes,
I wish I didn't have to make
all those mistakes and be wise.

Please try to be patient
and know that I'm still learning.

I'm sorry that you have to see
the strength inside me burning.


Where are you my angel now?
Don't you see me crying?
I know that you can do it all
but you can't say I'm not trying.
I'm on my knees in front of him
but he doesn't seem to see me
but all his troubles on this night
is looking right through me
and I'm letting myself down
by satisfying you
and I wish that you could see
I have my troubles, too.


Looking at you sleeping,
another man I love.
I'm sitting here weeping
while the hours pass so slow.
I know that in the morning
I have to let you go
and you'll be just a man
once I used to know.
Before these past days
someone I don't recognize
This isn't all my fault.
When will you realize?

Looking at you leaving,
I'm looking for a sign

lunedì 6 gennaio 2014

Dove sei stato tutto questo tempo?

Da ieri è iniziata una nuova parte della mia vita. Una parte molto importante.
Quindi scriverò di meno, poichè sono felice.
Buonanotte :3

domenica 15 dicembre 2013

La lettera di Giulio

Non ho smesso di amarti, scusa. So che non vuoi essere amato, ma è inevitabile da parte mia. Non mi è passata, non può passarmi così. Eravamo perfetti, e lo sai. Eravamo complementari, le due fazioni che insieme formavano un essere perfetto e completo. Insieme nessuno poteva fermarci. Ho così tanto cose da dirti, ma so che non mi ascolterai. Il cuore mi si scioglie pensandoti.
Ti sogno ancora, sogno tutto quello che abbiamo passato e che insieme avremmo potuto passare, ma i sogni non mi bastano più. Non sono più il bambino che ti correva dietro e che sperava di essere notato, tu mi hai dato di più realmente. Adesso voglio quel più, i sogni non mi permettono di essere felice, anzi. Dormo ogni notte con il cuscino bagnato e mi sveglio col desiderio di vederti entrare da quella porta.
Non ti ho detto tutto quello che volevo dirti, non me ne hai dato il tempo. Probabilmente anche tu non mi hai detto tutto, allora perchè non sei qui? Ho bisogno di sapere tutto di te, voglio che mi racconti tutto, voglio essere parte di te, con te. Non puoi andartene così e sperare che mi passi così. Non voglio sentir ragioni, ho bisogno di parlarti e lo farò a qualsiasi costo.
Non ti ho nemmeno salutato, ti rendi conto di quanto sia ingiusto? Un saluto me lo devi, è educazione! Anche solo per quel saluto, per quel desiderio, verrò da te. Mi DEVI delle spiegazioni, è doveroso non credi? No, non convincermi ad andare avanti. Non amerò nessuno come ho amato te e lo sai.
Arrivo, fatti trovare al cancello. San Pietro non mi permetterà di entrare.

Non tutti sono forti come te. Hai davvero tutta la mia stima. Ti mando un bacio, un abbraccio o tutto quello che vuoi. So che non leggerai questo post a te dedicato, ma forse... è meglio così.

sabato 14 dicembre 2013

1000 Words have never been spoken


I know that you're hiding things
Using gentle words to shelter me
Your words were like a dream
But dreams could never fool me
Not that easily

I acted so distant then
Didn't say good bye before you left
But I was listening
You'll fight your battles far from me
Far too easily

Save your tears 'cause I've back
I could hear that you whispered as you walked through that door
But still I swore to hide the pain when I turned back the pages
Shouting might have been the answer

What if I cried my eyes out and begged you not to depart
But now I'm not afraid to say what's in my heart

Oh a thousand words
Have never been spoken
They'll fly to you crossing over the time
And distance holding you
Suspended on silver wings

And a thousand words
One thousand confessions
Will cradle you
Making all the pain you feel seem far away
They'll hold you forever...

The dream isn't over yet
Though I often say I can't forget
I still relive that day
You've been there with me all the way
I still hear you say, "Wait for me I'll write you letters"

I can see how you can stand there with your eyes to the floor
But still I swore to hide the doubt when I turned back the pages
Anger might have been the answer

What if I hung my head and said that I couldn't wait
But now I'm strong enough to know it's not too late

'Cause a thousand words
Called out through the ages
They'll fly to you
Even though we can't see
I know they're reaching you
Suspended on silver wings

Oh a thousand words
One thousand embraces
Will cradle you
Making all of your weary days seem far away
They'll hold you forever...

Oh a thousand words
Have never been spoken
They'll fly to you
They'll carry you home and back into my arms
Suspended on silver wings

And a thousand words
Called out through the ages
They'll cradle you
Turning all of the loving into only days
They'll hold you forever...

lunedì 2 dicembre 2013

Cara sorella

Eri speciale. Mi venivi incontro quando tornavo a casa, ti prendevo in braccio e ti stringevo fortissimo. Eri contenta. Mi sorridevi, nel modo che solo tu sapevi fare. Giocavamo insieme, anche i litigi non mancavano. Ti sgridavo spesso. Eri anche sovrappeso. Tenerti in braccio era faticoso ma mi piaceva lo stesso. Mi riempivi di baci. Nei momenti cupi, quando io piangevo, sembrava quasi che tu apparissi e venissi a consolarmi. Portavi via le mie lacrime. Ti ho visto crescere. Scherzavi anche, eri brava. Mi facevi sempre sorridere anche quando stavo giù. Eri buffa e correvi in modo buffo. I tuoi occhi sempre lucidi mi affascinavano, ti baciavo spesso anch'io. Mi scaldavi il cuore. Un solo sguardo tuo mi faceva sciogliere. Non ho mai resistito al toccarti. Eri la piccola di casa, eri quella viziata. Eri ingorda ma mi piaceva vederti mangiare. Mi piaceva anche quando tu e tua madre vi lavavate a vicenda. Se una giornata andava storta potevo si confidarmi con i miei, ma tu eri sempre lì ad ascoltarmi e a capirmi. E non abbiamo mai parlato la stessa lingua, ma ci volevamo davvero bene.  Avevi paura di tante cose. Ti ho sempre vista una fifona. Invece ora, forse capisco che eri coraggiosa nei punti giusti. Eri anche tonta. C'erano tante cose che non capivi, la tua ingenuità era la tua forza. E la tua ingenuità ti è stata fatale. O il tuo coraggio. Ciao piccola.

lunedì 25 novembre 2013

Non posso essere amato perchè... parte 3

Con questa parte finirò il discorso.
Dicevo che lo approcciò sessualmente, a Sempronio, e gli disse pure di non dirmi nulla. Ovviamente Sempronio non aveva colpe, era single e poteva fare quello che voleva. Infatti non me la sono mai presa con lui. Scoprii qualcosa.
Capii finalmente, dopo un mese dall'accaduto, che Sempronio gli piaceva. Così, senza che mi dicesse nulla. Forse perchè ne parlava sempre più spesso, senza mai confessarmi la cosa, ovviamente. Se devi tradirmi fallo fino in fondo, e non dirmi nulla. Era un venerdì, me lo ricordo come fosse ieri. Venerdì 21 Gennaio 2011. Eravamo a letto, dopo che ci eravamo stuzzicati di bacini e coccole. Lui, come al solito, prende il discorso di Sempronio. Ho ricollegato tutto, e glielo chiesi. "Ti piace vero?". "Noo macchè, è solo un amico. Mi piace come amico" mi disse. Ne parlammo tutta la sera.
Quella sera tra lacrime e pianti, ci lasciammo. Dovetti tirare con le pinze quella confessione, del fatto che gli piaceva. Lo dovetti quasi incastrare. Le verità, a Tizio, la devi estorcere. Letteralmente.
Lui pecca ma non sa di peccare. E quando pecca, e sa di farlo, nasconde tutto.
Altre volte gli estorsi delle dichiarazioni. Una volta parlò con un suo amico e chiacchierarono sul come sarebbero stati se fossero stati insieme. Tranquillamente, in amicizia. Quando prima, si erano già avvicinati dal lato sentimentale\sessuale. L'amico suo, mentre stava con me, gli chiedeva di fare porcate, gli lanciava frecciatine. Ed io dovevo accettare tutto questo, perchè erano amici. Ho sempre dovuto accettare tutti i suoi amici che si erano avvicinati a lui tramite un cazzo di sito di incontri. Per la cronaca, questo è flirtare.
Lui pecca ma non sa di peccare. E quando pecca, e sa di farlo, nasconde tutto.Tutte le cose che sapevo di lui, mi resi conto di avergliele estorte. Se non gli facevi le domande esatte, lui non pensava a dirtele. É normale che a quel punto mi viene in mente che non mi dice tutto, e che non me l'ha mai detto. Ricordo che delle volte gli facevo delle domande assurde, appunto per vedere se mi nascondeva cose. Non posso sta co st'ansia, assolutamente.
Il giorno dopo andò di nuovo da Sempronio. Ed io da Caio.
Io non feci nulla, ero davvero distrutto. Piansi tutto il tempo, appoggiato a Caio.
Lui, distrutto com'era, si diede da fare. Era libero ormai. Per dire quanto gli importasse di me.
Continuammo a sentirci. Disse che io e Sempronio gli piacevamo alla stessa maniera, che era indeciso. Con uno stai 3 anni, ma con l'altro gli tirava più il cazzo, probabilmente. Scelta ardua.
Scelse lui. Me ne accorsi quando mi raccontò del tradimento, probabilmente non aveva nulla da perdere e voleva togliersi questo peso dalla coscienza. Me ne accorsi quando io lo aiutai a scrivere una lettera a Sempronio piena di affetto. Io. Il suo ex.
Insomma, per dirla breve, non posso essere amato perchè mi sono fidato ed ho amato un completo deficiente, che ha il tatto di un'orca assassina in piena fase ormonale.
Non mi fido e non voglio più fidarmi di nessuno che mi dica "Ti amo".

lunedì 11 novembre 2013

Non posso essere amato perchè... parte 2

A cosa ero rimasto? Ah sì, che non ero suo. Che poi non era vero. Volevo solo fargli vedere che non ero suo, che ero adulto quanto lui e che anch'io potevo trombare con altre persone. Infatti successe solo una volta, a me, mentre a Tizio una volta non bastava. Infatti, mentre ero in sicilia non si fermò ad una volta sola con Caio. La cosa che mi fa più ridere e che Tizio mi aveva più volte raccomandato della brutta piega di Caio. Caio era una persona "brutta e cattiva", ti prende e ti lascia, lo fa solo per sesso. E se lo scopa due volte.
Dicevo che non volevo essere suo, ma lo ero. Insomma, 14-23 anni si sentono. Torniamo a noi. Insomma, si intristisce e decide di provare a fare un passo in più. Mi bacia. Qualche giorno dopo, a casa sua, facciamo quel sesso talmente travolgente, piena di abbracci, coccole e baci, che mi sembra quasi di aver fatto l'amore. Pensate, addirittura, che anch'io arrivai al coito. Insomma, le cose sembravano andar bene. E ci scoprì la madre. Iniziammo quindi a vederci a casa mia, entrando come amico (che poi, quello era).
Un giorno, non ricordo bene quale, era mattina. Entrò di botto nel rustico, dove prima avevamo il pc. Ed io lì stavo. Quasi col fiatone mi chiese di metterci insieme. Avevo 15 anni (un anno di inculate selvaggie saranno serviti a qualcosa, mi son detto). Un barlume s'era acceso, era ovvio come ho risposto. Avevo 15 anni ed ero fondamentalmente stupido. Quel pomeriggio, dello stesso giorno della proposta (e dell'essersi messi insieme) venne una mia vecchia fiamma, a casa. Dovevo dargli delle cose dal mio pc alla sua pennetta. Eravamo soli a casa, e presi dalla situazione nel rustico, ci siam dati da fare. Quella sera, come un cane bastonato, guardavo Tizio. E gli raccontavo l'accaduto. Ancora oggi non so dirmi perchè l'ho fatto.
Ci rimase male, ovviamente. La mattina dopo confermammo l'essersi messi insieme. Lo confermammo con quel giorno, quello dopo, per non avere "Brutti ricordi".
Iniziammo a raccontarci tutto, eravamo una coppia ormai. Certo, non lo sapeva nessun'altro. Ma noi sì.
Iniziò a raccontarmi delle sue esperienze passate. Donne, uomini, aveva visto più piselli che patate. Alla faccia dell'etero. Ed io mi arrabbiavo. Forse per possessività. Oppure perchè loro non avevano passato i miei periodi alle medie, quelli da frocietto. Eppure tra ragazzi si divertivano ugualmente, e mi faceva rabbia. Era ingiusto.
Uno in particolare mi rimase impresso. Un certo Sempronio. Con lui andò ben oltre il gioco di mani, o di bocca. Passò vari mesi ad incularselo regolarmente, ma attenzione: erano entrambi etero. Che non si dica in giro che ho avuto un fidanzato finocchio. Poi, preso dalla paura, un giorno lo allontanò CosìSenzaMotivo.
Il tempo passava, i 16 e i 17 anni passarono tranquillamente. O almeno così pensai. Fatto sta che ogni volta che mi parlava di Sempronio mi saliva la rabbia come il caffè la mattina. E ne parlava spesso!
Un giorno mi raccontò di averlo reincontrato, Sempronio. E di avergli chiesto scusa. Ben venga, mi son detto. Inizia a rifrequentarlo, io manco lo volevo vedere (ovviamente). Inizia ad invitarlo fra i nostri amici, quelli delle carte. Inizia ad andarci a casa una volta ogni tanto, per una chiacchierata, inizia a metterlo ovunque come il sale. Andiamo a Roma e quasi lo obbliga a venire con noi, tanto insisteva. Certo, c'è il tuo ragazzo affianco, invita un tuo vecchio scopamico a farci compagnia. Invitalo anche più volte se lui declina, tanto a te non importa ne di me ne di lui. A te importa di te. Mi parla di lui e se non sta con me sta con lui. Ci messaggia giorno e notte. Tutto quello che a me dava fastidio, a lui non importava. Io non lo volevo appresso, ci stava sempre ormai e ogni volta che lo vedevo pensavo a Tizio che se lo inculava, e si divertiva. Non li pensavo come una coppia, perchè non lo erano mai stati. Li pensavo ad entrambi in quel gesto, a divertirsi e basta. Mi faceva schifo. Ma a Tizio questo non importava. E non gli importò neanche quando, l'ennesima volta che andò a casa sua, provò ad approcciarlo sessualmente. No, non gli importò nemmeno di dirmelo anzi, chiese a Sempronio di star zitto.
Mi astengo ormai a dare giudizi, chi sono io per farlo? Per questo lascio i giudizi a voi. Le parole stanno a zero. Fine parte seconda.

sabato 9 novembre 2013

Non posso essere amato perchè...

Spesso mi chiedono perchè sono "Colui che non può essere amato" o perchè sto ricorrendo a degli antidepressivi. Risponderò una volta per tutte. A rate, visto che la storia è lunga.
Quando ho iniziato la mia prima storia, più o meno a 14 anni, ero spaesato e confuso. Non avevo nessuno con cui parlare poichè ero il classico "frocietto" preso di mira a scuola. Inutile dire che, anche fuori scuola, non avevo molto successo. Fatto sta che aprì una fumetteria e mi ci immergei con tutte le scarpe. Il clima cotonato lì dentro mi faceva sentire al sicuro, e il proprietario, vuoi per vendere, vuoi perchè gli facevo tenerezza, mi dava sempre corda nel parlare. Lì dentro era impossibile prendere di mira qualcuno, così iniziai ad avere le mie prime amicizie. Tra di loro, c'erano Tizio e Caio. Giocavo con loro a D&D e mi divertivo molto. Mi piacevano pure, entrambi. Fatto sta che rompo il ghiaccio con Tizio e gli confesso la mia omosessualità. Era la seconda persona, fuori dalla famiglia, che lo sapeva. 14 Anni.
Tizio mi confessò, dalla sua, altre esperienze. Iniziamo a frequentarci. Arrivò il giorno in cui, stando da solo a casa, lo invitai per farmi compagnia. Una cosa tira l'altra, mi ritrovai col suo coso tra mano e bocca. Sembrava soddisfatto e la cosa piaceva anche a me. Se non potevo essere accettato, mi sarei fatto accettare per le buone cose che facevo. Gli chiesi un bacio, si allontanò bruscamente. Mi disse che il bacio è il sigillo che conferma l'amore, o puttanate simili, e che lui non provava quelle cose per me. Me lo disse mentre avevo il suo coso in mano. 14 Anni.
Non era soddisfatto abbastanza, tantochè si alzò dal divano, mi prese le gambe, e mi penetrò nel mio primo rapporto anale. Inutile dirvi che non volevo. Ci provai più volte a dirgli di no, ma lui insistette tanto. Farò piano. Sarò dolce. Si vede che per lui ero solo un ragazzetto carino, uno da trombare. Anche da sverginare, se necessario. La dimostrazione fu quella dopo, dove, mentre mi penetrava ed io mi tenevo le parti intime coperte (il suo membro non reggeva il confronto con il mio, nei suoi 8 anni di differenza, quindi mi vergognavo) gli chiesi di nuovo un bacio. Declinò amabilmente, col suo pene nel mio retto. La serata finì con lui che mi chiese scusa dopo che lo volli cacciare di casa. Sotto la doccia, mi sentii una puttana, che scopava con gli altri senza baciarli. 14 Anni.
Continuò così per mesi. Io, la sua sgualdrina, che non si eccitava affatto in quei rapporti ma lui, il beneficiario, non se ne accorgeva. Faceva quello che voleva fare, e quello bastava. Andai per una settimana in vacanza dai miei, in sicilia. In quella settimana Tizio si divertì con Caio, visto che col pisello nelle mutande proprio non sapeva starci. Tornai un po' amareggiato, ma la situazione continuò ancora. Nel frattempo, iniziai a sentirmi con Caio, successivamente ci fu anche un rapporto. Quella sera, quella del rapporto con Caio, Tizio mi disse di essere triste. Notò che non ero più cosa sua.
Non voglio fare la vittima, voglio solo raccontarvi la mia storia.
Fine parte prima.

lunedì 14 ottobre 2013

Ciao Luna

Qualche settimana fa Luna è scappata. Sono fermamente convinto che sia stato per un rumore forte in casa. L'abbiamo cercata invano, molti dicono che sia stata investita davanti ad un pub. Dal conto mio è doveroso un saluto: è stata praticamente una sorella. Finchè non la rivedo, viva o morta che sia, voglio ricordarla così. Con quella faccetta da culo, le zampette corte e il suo enorme peso. Non correva, lei zompettava. Come i conigli che amo tanto. Con il suo buffissimo modo di fare di sedersi e trascinarsi con le zampe anteriori. E con i suoi ululati, che facevamo a gara a chi si stancava prima. Pigra com'è, si stancava sempre lei. E quando gli lanciavo la pallina, che lei andava subito a prendere. L'ottanta per cento delle volte non la lanciavo davvero, ma lei partiva uguale. Ti leccava sempre, se provavi a muoverti metteva una zampa sulla parte interessata per non farla più muovere. Perdeva tanti peli, ma io l'abbracciavo uguale. Mia madre urlava disperata attraverso le mie magliette strapiene di peli bianchi, ma vabbè. Catturava anche le lucertole, pensa. Le uccideva e le lasciava sull'uscio della porta, come a donarcele.

Ciao Luna, manchi tantissimo.

lunedì 23 settembre 2013

Il corpo somatizza i malesseri dello spirito


Il nostro corpo somatizza nella sua materia quello che lo spirito subisce in tutta la nostra anima, quello che il nostro inconscio tace, lo urlano le nostre malattie dolori e malesseri. La malattia è un conflitto tra la personalità e l'anima.
Quando ti manca calore affettivo, basta una minima frescata di vento freddo e subito prendi un raffreddore. Il raffreddore "cola" quando il corpo non piange. Forti mali di schiena (ovvio non causati da un peso caricato male) ti dicono che stai subendo un dolore, porti con te un peso un trauma una tristezza immensa; il mal di gola "tampona" ti assale sicuramente quando hai tanti dolori da sfogare ed afflizioni da dire e non hai con chi confidarti. Quando una persona non la sopporti, non la digerisci e la devi sopportare ti viene acidità allo stomaco, le coliche spesso sono rabbie accumulate che non riesci a sfogare.
Il diabete "invade" quando la solitudine ti attanaglia. Il cancro ti divora come l'odio che corrode l'amore mancato. Il corpo ingrassa quando sei insoddisfatto o dimagrisci quando ti senti logorato. Dubbi preoccupazioni e ansietà ti portano via il sonno e soffrirai di insonnia. Se non trovi un senso alla tua vita la pressione del cuore rallenta o accelera quindi ipotensioni e pressioni alte al cuore sono sbalzi che ti condizionano l'umore e le forze. Il nervosismo aumenta i respiri, come se ti mancasse l'aria, dando dolori al petto ed emicranie (molti fumatori prendono aria extra dal fumo fatidico ed effimero che li rilassa in maniera compensatoria ma illusoria). La pressione sale quando la paura imprigiona. Quando ti senti sopraffatto di un problema e sei al limite, allora la febbre ti assale, le frontiere dell'immunità sono all'erta. Le ginocchia dolgono quando il tuo orgoglio non si piega. Le artrosi vengono quando la tua mente non si apre, sei troppo rigido e i muscoli ti si contraggono. I crampi indicano che stai subendo una situazione ai limiti della sopportazione. La stitichezza ti indica che hai residui nel tuo inconscio, hai segreti che ti otturano (quanta merda ci teniamo dentro che non è utile) e non trovi chi ti comprenda senza giudicarti. La diarrea è un atto di difesa dell'organismo che vuole eliminare ciò che percepisce come dannoso (come il vomito) vale per i virus ma anche per le situazioni, i sentimenti... forse chi ha diarrea non riesce a trattenere o ad assimilare.
La malattia non è cattiva, ti avvisa che stai sbagliando cammino. Ascolta il tuo corpo ed impara a guarire con il tuo spirito, non c'è altra medicina che la tua stessa natura non possa darti. E' ovvio che non generalizziamo, non è un catalogo farmacologico ma una linea guida... chi una preoccupazione la somatizza nella testa (emicrania) chi nello stomaco (indigestione).