giovedì 24 maggio 2012

Uscire da casa sua ricordando a fatica il suo nome


È passata quasi una settimana...
[...] Quindi venerdì, come di comune accordo, molti saltarono il giorno scolastico per dedicarsi ad altro. Comunicazione avrebbe interrogato andando a sorteggio, per quello molti non andarono. Bhe io avevo un motivo in più per non andare, ma colsi comunque quest'occasione per non prendermi altri giorni scolastici.
Avrei dovuto incontrare un ragazzo a Roma, 28 anni distribuiti su 186 cm di maschio libico. Il fatto che fosse più alto di me mi fece molto piacere. Il suo italiano mi faceva rizzare i capelli, ma devo dire che era comunque piacevole stargli vicino. Insomma, capivo una parola su due, ma vabbè.
Arrivato a Termini ci sentimmo per vedere dove vederci. Ricordo che erano le nove più o meno. Finimmo per incontrarci verso le 11. Tra una chiacchierata e l'altra ci dirigemmo verso casa sua, a mia madre avevo detto che avrei mangiato da un'amica così non ci sarebbe stato un problema di orario.
Le chiacchierate erano piuttosto banali e scontate, ogni tanto dovevo ripetermi o cambiare parole, altre volte lasciavo perdere la frase che volevo dire poichè sapevo che non l'avrebbe mai capita. Forse è colpa mia e del mio linguaggio forbito, ma parlare non mi piacque più di tanto. Le frasi che diceva lui erano quasi tutte senza senso, con annesso qualche parola in dialetto che non aiutò molto la comprensione, ma sforzandomi riuscivo a capire più o meno tutto quello che voleva dirmi.
Arrivati (finalmente) a casa sua (finalmente per entrambi, intendo), partì un abbraccio con pomiciata annessa, durata non più di un minuto. Poi sul divano ci avvicinammo con corpo e mente, l'uno all'altro, con altre pomiciate annesse (sì, oggi mi piace la parola annesso).
Ci spostammo sul letto dove ci spogliammo quasi completamente e lì si compì il fattaccio, durante il quale appresi molte cose. Mi piace sempre cercare qualche sinonimo, ma non ne trovo uno per il fattaccio, quindi lo chiamerò così. Però devo dire che io non lo considero affatto un male.
Appresi molte cose. Appresi per esempio che dovevo farlo, altrimenti non sarei stato bene con me stesso. Appresi che a me, se veniva il vuoto dopo il fattaccio, era perchè cercavo qualcosa di più, non per il fattaccio stesso. E stavolta, che sapevo che non c'era nulla di più, quella sensazione di vuoto che avevo sempre non venì.
Appresi quello che provano quelli "dall'altra parte", che vivono di queste cose e che non cercano nulla di più, poichè se sai quello che fai il vuoto non viene. Appresi che l'avere un ragazzo che è più alto di te, in CERTI momenti fa la differenza (sono molto alto e il mio ruolo contrasta le mie fattezze fisiche, purtroppo).
Appresi tante cose... [...]



lunedì 7 maggio 2012

Vorrei tanto innamorarmi di te...

"Sai, vorrei tanto innamorarmi di te."
Son queste le parole che ho detto qualche giorno fa a Ocky-Chan. Il signor LUI dice che non è una bella cosa da dire ma io non la penso così. Anche perchè lo sanno tutti che non sono innamorato del mio ex ragazzo.
Mi sento corteggiato ma provo anche attrazione verso altri ragazzi... Al momento sto bene da solo.
Qualcuno potrebbe dirmi se dopo essersi lasciati fa bene qualche "mordi e fuggi"?
Son sempre stato contrario a queste cose, ma forse qualcuno più anziano di me potrebbe dirmi la sua ecco. Tanto per cultura generale.
Possono commentare tutti ergo non fatevi scrupoli...

domenica 29 aprile 2012

Nomi inutili per persone inutili

[...] Decisi infine di incontrarlo. Aveva insistito tanto e un caffè con un ragazzo non mi sarebbe affatto dispiaciuto. Che poi chiamarlo ragazzo è erroneo, dato che aveva sulla 50ina. Poco male, non mi importava quanti anni avesse, dato che era solo un caffè.
Quella mattina mi svegliai presto e mi sistemai un po' (stavo andando sì a scuola, ma stavo anche per incontrare un completo sconosciuto) e di tutta fretta mi appostai sul luogo scelto in precedenza. Poco dopo scorsi il suo viso tra le macchine che passavano e si fermò in sosta vietata. Aprii la sua gez nera e mi sedetti sul sedile accanto al suo. Dando una rapida occhiata alla macchina mi accorsi del tremendo errore che stavo commettendo, la macchina era sporca e trasandata e con lei anche il suo autista, che non aveva per nulla l'intenzione di scendere da quella macchina. Mentre parlavamo del più e del meno andammo nella zona industriale della mia città, vicino a dove stavamo ma abbastanza isolato. Lì inizio l'incubo.
Prima mi chiese come mi chiamavo e che "ruolo" avevo a letto (io risposi molto timidamente passivo e gli chiesi le stesse cose: si chiamava Gaby ed era attivo) poi infilò la sua mano destra dentro i miei pantaloni, palpandomi con decisione il sedere. Da lì, tutto il mio corpo si tese come una corda di chitarra ed intimorito non dissi nulla.
Poi, prese la mia testa e la schiacciò contro il suo pacco, facendomi sentire l'effetto che gli facevo, mi disse.
Stesi immobile, non sapendo cosa poter fare.
Iniziò ad abbassare la zip del suo pantalone dicendomi che se volessi avrei potuto "assaggiarlo" (manco fosse una specialità casereccia) e iniziai a dire i primi no. Lo tirò fuori.
Spinsi con le braccia sulle sue gambe per allontanarmi il più possibile da quel membro di cui quasi riuscii a captarne l'odore. L'istinto mi disse di girarmi sulla destra e cercare qualche persona vicino a noi per uscire da quella situazione opprimente. Il mio gesto fece sì che lui si rivestì (per fortuna) e, dopo aver palpato un'altro po' il mio "bel culetto" (così lo chiamava) mi accompagnò alla fermata dell'autobus, dove avrei preso il passaggio per scuola.
Mi disse -Fatti sentire se vuoi rincontrarmi- e io, col sorriso più falso del mondo gli risposi -Ok ti farò sapere-.
Il fatto di avergli detto il mio nome e che io sapessi il suo, dopo questo, mi sembrò una valida pretesa per perdere tempo. Non mi serviva e non mi servirà mai sapere il suo nome, chiamarlo è l'ultima cosa che farei.
Se proprio lo dovessi chiamare, lo chiamerei in causa.

Tutto questo è successo circa una settimana fa. Gayromeo non si smentisce.
I gay sono persone sensibili dicono. Lol

martedì 17 aprile 2012

Non chiedo il principe azzurro. Chiedo un'essere umano.

Tra una chattata e l'altra, scorrono sotto la mia tastiera nick di centinaia di ragazzi, tutti dalla stessa fonte (un sito di incontri), tutti con una nonchalance impressionante. Possono chiederti con la tranquillità di chiederti che ore sono roba come: "Scusa ma tu li fai i bocchini?" oppure "Capiti mai a Roma? Ti piacerebbe bere la mia sborra?".
Tutto normale.
Adesso ho aggiunto al mio profilo che manderò a cagare quelli che mi chiederanno del "solo sesso" e sto ricevendo metà dei messaggi che ricevevo prima.
Che paese triste.
Su msn o skype la cosa prende la via del declino. Perchè non hanno tempo di pensare, o perchè semplicemente si rivelano per la propria vera natura;
Girolamo scrive:
 ok io cio na voglia de scopa
Io scrive:
 chiamata
Girolamo scrive:
 in che senso
Io scrive:
 scusa il telefono
Girolamo scrive:
 ok dicevo che stasera cio vcoglia di scopare
E questo è il minimo... penso che se scrivessi che voglio un ragazzo che scriva in italiano corretto non mi contatterebbe più nessuno. Quelli che mi fanno più ridere però, sono quelli che si definiscono "normali"... IN BASE A COSA SCUSA? Io avrei più paura di chi si autodefinisce normale che di un'appassionato di fisting estremo, a 3 mani magari. Perchè le persone che si definiscono normali o sono matte o sono vuote secondo me. Li odio uno per uno...
Ho voglia di piangere giuro.